Il ""fecondo Jaco la valle e il colle e la ben posta torre "" sono ricordati da Ludovico Ariosto nella IV Satira diretta al cugino Sigismondo Malaguzzi scritta intorno al 1523. Nella località il poeta trascorse alcuni periodi di villeggiatura nella proprietà dei suoi parenti reggiani. La possessione comprendeva tutto il colle. Fu in seguito divisa in due parti: quella a nord, con il palazzo nel 1786 apparteneva alla Canonica Generale del Duomo di Reggio; passò poi a Francesco Tournon che la vendette all'Avv. Agostino Sforza e quindi ai Mammi. La parte a sud, alla fine del Settecento era di Don Natale Croci. Successivamente pervenne agli Spadoni, Viani, Caraffa, ai Cremona-Casoli ed alla Contessa Barbara Cassoli Tirelli. (1) Dell'antico palazzo dei Malaguzzi, nei secoli trasformato e rimaneggiato, ben poco resta se non qualche lacerto di muro quattrocentesco. A circa 160 metri a settentrione sorgeva la "" ben posta torre"" citata dall'Ariosto, una colombaia di cui rimangono sepolte le fondazioni. Sul colle, nel quattrocentesimo della nascita del poeta, Vittorio Pelizzi ricordò con un cippo marmoreo eretto a sue spese, i versi del Poeta che ricordano i giorni indimenticabili della sua giovinezza trascorsi in quel luogo. Recenti ricerche e studi paiono confermare l'importanza di questo sito Ariostesco, ancora misconosciuto, dove il grande Ludovico compose molte delle sue opere. (2)
(1) CREMONA-CASOLI 1933
(2) LIGABUE 2014- Giuseppe Ligabue, Ludovico Ariosto, il fecondo Jaco, AlbineaLibri 2014
Scheda rivista nel maggio 2014 dalla redazione con la consulenza dello storico Giuseppe Ligabue