Fin dal XVI secolo si ha notizia dello sfruttamento della vena del gesso. Questo veniva cotto in forni a pipa foderati di terra refrattaria; l'utilizzazione massiccia del necessario combustibile legnoso causerà in breve gravi danni ed il depauperamento del manto boschivo dei primi colli. Nel 1600 il Duca d'Este accordò lo sfruttamento del monte a condizione che il suo fabbisogno di gesso gli fosse ceduto a metà prezzo. L'industria del gesso, nonostante i miseri proventi, fu sempre preferita dalla popolazione alla agricoltura (1). Alla fine del Settecento il Ricci osserva la presenza di abbondanti cave di gesso di ottima qualità ma di forza più temperata dei gessi di Scandiano (2). In seguito dalla iniziativa privata e dopo numerose controversie si passò ad una Società Anonima, già Callegari, poi Brindani e Scandianese che occuperà tutta l'area adiacente alle cave(3). E' notabile ancora l'impianto e la struttura della vecchia fornace, interessante testimonianza di archeologia paleoindustriale. Oggi dismessa e in stato di deplorevole abbandono.