Pregevole casino rurale del XVI secolo. Nel Settecento potrebbe essere stata residenza dei Masdoni o degli Omozzoli-Parisetti. Passò quindi all'Opera Pia della Carità, agli Ancini e da questi ai Rocca-Saporiti; nell'Ottocento fu sede estiva del vescovo Guido Rocca-Saporiti (1817-1886). Dagli eredi di questa famiglia fu poi acquistato nel 1926 dall'Arcispedale di Reggio. Nonostante una notifica di vincolo del 26/10/1970 da parte della Soprintendenza ai Monumenti dell'Emilia (Beni Architettonici ed Ambientali), è restato a lungo in uno stato di deplorevole abbandono e rovina (1) fino a un pieno restauro e recupero funzionale che lo ha destinato a servizi bibliotecari e amministrativi di supporto all'ospedale. Il fabbricato conserva un cornicione seicentesco, un tempo forse affrescato. Al piano nobile si aprono finestre a pieno sesto e, nella parte a levante, un porticato a tre arcate con scala esterna (2). Nell'interno rimane una grande sala con soffitto cassettonato ed un fregio dipinto da artisti reggiani della seconda metà del cinquecento (3). La Mariani-Cerati suggerisce l'ipotesi che la parte centrale con la scala a chiocciola e l'ampia sala affrescata potessero essere parte originariamente di un torrazzo. In anni recenti è stato oggetto di un bel intervento di restauro condotto dagli architetti Giorgio Adelmo Bertani e Francesca Vezzali che ne hanno valorizzato i caratteri architettonici ed artitsici.
Vedi la scheda predisposta dall'ufficio turistico di Reggio Emilia.
Aggiornato con una precisazione relativa al restauro il 16 gennaio 2011, d'ufficio